POMPA, CO₂ O MINI COMPRESSORE ELETTRICO? COSA PORTARE DAVVERO SULLA BICI DA CORSA
Chi pedala da tanto tempo conosce bene quella sensazione.
Foratura lontano da casa, bici appoggiata sul ciglio della strada e improvvisamente tutto ciò che conta è riuscire a gonfiare nuovamente la gomma e ripartire.
Per anni le alternative sono state essenzialmente due: la classica minipompa manuale oppure una o più bombolette di CO₂.
Oggi se ne è aggiunta una terza: le mini pompe elettriche a batteria, ormai abbastanza piccole da entrare nella tasca della maglia o nel borsello sottosella.
Tre sistemi molto diversi.
Quale conviene portare davvero sulla bici da corsa?
CO₂: VELOCISSIMA E COMPATTA
Il principale vantaggio della CO₂ è difficile da discutere.
Occupa pochissimo spazio e permette di gonfiare uno pneumatico in pochi secondi.
Per chi cerca il minimo ingombro possibile rimane quindi una soluzione estremamente interessante.
Ma ha anche un limite evidente: ogni cartuccia offre una quantità limitata di gas.
Se durante il gonfiaggio qualcosa va storto, oppure foriamo nuovamente dopo pochi chilometri, abbiamo una possibilità in meno di ripartire.
C’è inoltre il forte raffreddamento della cartuccia durante l’erogazione, motivo per cui è importante utilizzare correttamente il gonfiatore e proteggere le dita.
UN ESEMPIO: ZÉFAL EZ BIG SHOT
Tra i sistemi CO₂ abbiamo scelto lo Zéfal EZ Big Shot.
È un piccolo erogatore con corpo in alluminio, pesa circa 20 grammi senza cartuccia ed è compatibile con valvole Presta e Schrader.
Il sistema Z-Push consente di controllare l’erogazione del gas e può essere utilizzato con cartucce filettate da 12, 16 e 25 grammi.
Dispone inoltre di una protezione isolante per limitare il contatto con la cartuccia durante il forte raffreddamento provocato dall’espansione della CO₂.
Per chi vuole viaggiare leggero, CO₂ ed erogatore continuano ad avere parecchio senso.
Se preferisci la rapidità delle bombolette di CO₂, puoi vedere qui lo Zéfal EZ Big Shot su Amazon.
LA MINIPOMPA MANUALE: LA VECCHIA SCUOLA HA ANCORA UN’ARMA
Accanto a una bomboletta di CO₂ o a una moderna pompa elettrica, una minipompa manuale può sembrare un oggetto appartenente a un’altra epoca.
Bisogna pompare.
E parecchio.
Più la pompa è piccola, più raggiungere pressioni elevate può richiedere tempo e pazienza.
Ma possiede un vantaggio enorme:
non finisce.
Non ci sono cartucce da esaurire e non c’è una batteria da trovare scarica.
Se abbiamo montato male una camera possiamo sgonfiarla e ricominciare.
Se foriamo una seconda volta possiamo gonfiare nuovamente.
E possiamo anche aiutare un compagno senza consumare una delle nostre cartucce.
Sotto questo aspetto la soluzione più semplice rimane probabilmente anche quella che offre maggiore tranquillità.
LA MIA SCELTA: BARBIERI NANA CARBON
È proprio per questo che continuo a portare con me una Barbieri Nana Carbon.
È una minipompa estremamente compatta, lunga circa 12 centimetri e con corpo in carbonio. Nel borsello sottosella praticamente scompare.
Non la considero il sistema più comodo per portare rapidamente uno pneumatico da strada alla pressione desiderata.
CO₂ e pompe elettriche fanno questo lavoro con molta meno fatica.
Per me la Barbieri svolge soprattutto un altro ruolo: è il piano B.
La utilizzo anche per dare inizialmente forma alle camere in TPU prima di montarle e, soprattutto, so che rimane disponibile se qualcosa dovesse andare storto con il sistema di gonfiaggio principale.
È uno di quegli accessori che preferisco avere con me sperando di non doverlo mai utilizzare.
MINI POMPA ELETTRICA: LA TERZA VIA
Negli ultimi anni è arrivata un’alternativa che sta cambiando parecchio questo piccolo angolo dell’attrezzatura ciclistica.
Le pompe elettriche sono diventate sempre più piccole.
Non stiamo più parlando dei classici compressori portatili da tenere in automobile o in garage, ma di dispositivi pensati per essere trasportati durante l’uscita.
Il principio è semplice.
Si collega il dispositivo alla valvola e un piccolo motore elettrico si occupa del gonfiaggio.
Su alcuni modelli è presente anche un display con indicazione della pressione.
Rispetto alla CO₂ c’è un vantaggio evidente: non dobbiamo sostituire una cartuccia dopo ogni utilizzo.
Ma anche la pompa elettrica ha il suo tallone d’Achille.
La batteria.
PEAKPEAK AS260PRO
Uno dei modelli che avevamo già segnalato sull’Officina è la Peakpeak AS260PRO.
È interessante soprattutto per le dimensioni compatte e per l’integrazione tra gonfiaggio elettrico e controllo della pressione.
CYCPLUS AS2 PRO: UN’ALTRA ALTERNATIVA
Tra le mini pompe elettriche disponibili troviamo anche la CYCPLUS AS2 PRO, un modello compatto pensato per essere trasportato durante le uscite in bici.
È un’alternativa interessante per chi cerca un sistema di gonfiaggio elettrico senza portare con sé un compressore tradizionale.
Scopri la CYCPLUS AS2 PRO su BikeInn (link affiliato).
CYCPLUS AS2 CUBE: LA SOLUZIONE PIÙ COMPATTA
Un’altra proposta interessante è la CYCPLUS AS2 Cube, una mini pompa elettrica dalle dimensioni particolarmente contenute, pensata per occupare pochissimo spazio durante le uscite.
Scopri la CYCPLUS AS2 Cube su BikeInn (link affiliato).
Il concetto è indubbiamente comodo: niente pompate manuali e niente cartuccia da gettare dopo l’utilizzo.
Ma prima di partire bisogna ricordarsi di controllarne la carica.
Ormai siamo abituati a farlo con ciclocomputer, luci e cambi elettronici. Aggiungere un altro dispositivo significa però aggiungere anche un’altra batteria dalla quale dipendere.
Ed è un aspetto che, quando parliamo di un accessorio destinato alle emergenze, vale la pena considerare.
E SE FORIAMO DUE VOLTE?
Qui il confronto diventa molto più interessante.
Con la minipompa manuale possiamo continuare a gonfiare finché abbiamo forza nelle braccia e la pompa funziona.
Con la CO₂ siamo limitati dal numero di cartucce che abbiamo portato.
Con la pompa elettrica siamo limitati dall’autonomia della batteria.
È un dettaglio che spesso passa in secondo piano quando confrontiamo peso e dimensioni, ma sulla strada può diventare quello più importante.
La soluzione tecnologicamente più moderna, quindi, non è automaticamente quella più sicura in qualsiasi situazione.
Qualunque sistema utilizziamo, però, rimane una domanda fondamentale: a quale pressione dobbiamo riportare lo pneumatico?
Peso del ciclista, larghezza della gomma, cerchio e tipo di fondo possono cambiare parecchio il valore corretto.
CAMERE IN TPU: PERCHÉ LA POMPETTA PUÒ ESSERE ANCORA UTILE
Chi utilizza camere ultraleggere in TPU ha un motivo in più per non considerare completamente superata la piccola pompa manuale.
Prima del montaggio è utile dare alla camera quel minimo di forma necessario per posizionarla correttamente all’interno dello pneumatico, rispettando naturalmente le indicazioni del produttore.
È proprio uno degli utilizzi per cui porto la Barbieri Nana Carbon.
Una piccola pompa manuale permette di farlo progressivamente e con grande controllo.
Poi, una volta montata correttamente la camera, possiamo utilizzare il sistema che preferiamo per completare il gonfiaggio.
E CON IL TUBELESS?
Con il tubeless lo scenario cambia.
Una piccola perdita può richiedere semplicemente di ripristinare la pressione.
Una foratura più importante può invece richiedere un plug e, nei casi peggiori, il montaggio di una camera d’aria d’emergenza.
Il sistema di gonfiaggio è quindi soltanto una parte dell’attrezzatura necessaria.
Pompa, CO₂ o compressore elettrico non possono sostituire un kit di riparazione adeguato alla configurazione della nostra bici.
CO₂, POMPA MANUALE O ELETTRICA: PRO E CONTRO
CO₂
PRO
– Ingombro minimo
– Gonfiaggio molto rapido
– Nessuna batteria
– Ideale per chi vuole viaggiare leggero
CONTRO
– Cartucce monouso
– Numero di gonfiaggi limitato dalle cartucce disponibili
– Se sbagliamo il gonfiaggio possiamo sprecare una cartuccia
– Forte raffreddamento durante l’erogazione
MINIPOMPA MANUALE
PRO
– Nessuna batteria
– Nessuna cartuccia
– Possiamo utilizzarla ripetutamente
– Ottima come sistema di emergenza
– Utile anche per dare forma alle camere in TPU prima del montaggio
CONTRO
– Gonfiaggio più lento
– Richiede fatica
– Con modelli molto piccoli raggiungere pressioni elevate può richiedere parecchie pompate
MINI POMPA ELETTRICA
PRO
– Gonfiaggio senza sforzo
– Dimensioni ormai molto contenute
– Riutilizzabile dopo la ricarica
– Alcuni modelli permettono di controllare la pressione
CONTRO
– Dipende dalla batteria
– Autonomia limitata
– Va ricordata e controllata la carica prima dell’uscita
La Barbieri Nana Carbon nel mio kit d’emergenza: pochissimo spazio e nessuna batteria da ricordarsi di caricare.
QUALE PORTEREI DAVVERO?
Ed eccoci alla domanda iniziale.
Non credo esista un vincitore assoluto.
La CO₂ rimane difficilissima da battere per velocità e ingombro.
La pompa elettrica offre una comodità che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile in dimensioni così ridotte.
La minipompa manuale è la meno sofisticata delle tre, ma possiede una qualità che continuo ad apprezzare moltissimo: quando serve, è lì.
Non devo sapere quante cartucce mi rimangono.
Non devo ricordarmi quando l’ho caricata l’ultima volta.
Per questo, personalmente, considero molto interessante abbinare un sistema rapido a una minipompa estremamente compatta come soluzione di emergenza.
Sono pochi grammi in più.
Ma a parecchi chilometri da casa quei grammi possono improvvisamente sembrare molto ben spesi.
E VOI COSA PORTATE?
CO₂, minipompa manuale, mini compressore elettrico oppure una combinazione di due sistemi?
È una di quelle scelte in cui teoria ed esperienza sulla strada non sempre portano alla stessa conclusione.
L’OFFICINA DEL CICLISTA
Tecnica, manutenzione ed esperienza sulla strada.







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