PRESSIONE PNEUMATICI BICI DA CORSA: QUANTI BAR USARE E COME MISURARLI

Per anni nel ciclismo su strada ha dominato una convinzione molto semplice: più lo pneumatico è gonfio, più la bici scorre.
8 bar? Bene.
9 bar? Ancora meglio.
Con le moderne bici da corsa abbiamo capito che le cose sono decisamente più complesse.
La pressione corretta dipende dal peso del ciclista, dalla larghezza reale dello pneumatico, dal cerchio, dal tipo di camera o sistema tubeless e soprattutto dal fondo sul quale pedaliamo.
E gonfiare più del necessario non significa necessariamente andare più forte.
PERCHÉ LA PRESSIONE È COSÌ IMPORTANTE?
Lo pneumatico è uno dei pochi punti di contatto tra bicicletta e strada.
La sua pressione influenza direttamente:
• comfort
• aderenza
• comportamento in curva
• capacità di assorbire le irregolarità
• rischio di alcuni tipi di foratura
• resistenza al rotolamento
Una pressione troppo bassa può far lavorare male lo pneumatico e, a seconda della configurazione, aumentare il rischio di pizzicature o impatti sul cerchio.
Una pressione eccessiva, invece, rende la bici più rigida e meno capace di seguire le irregolarità dell’asfalto.
QUINDI QUANTI BAR DEVO METTERE?
È la domanda più naturale.
Ed è anche quella alla quale non esiste una risposta valida per tutti.
Dire semplicemente “gonfia a 7 bar” senza conoscere bici e ciclista significa ignorare troppe variabili.
I principali fattori da considerare sono:
PESO DEL SISTEMA
Non conta soltanto il peso del ciclista.
Bisogna considerare anche bicicletta, borracce, attrezzatura e tutto ciò che portiamo con noi.
Più aumenta il peso complessivo, maggiore sarà generalmente la pressione necessaria a sostenere correttamente il sistema.
LARGHEZZA DELLO PNEUMATICO
Questo è uno dei cambiamenti più evidenti rispetto al ciclismo di qualche anno fa.
Con pneumatici più larghi possiamo normalmente utilizzare pressioni inferiori rispetto ai vecchi copertoncini molto stretti.
Un 28 mm, per esempio, non deve essere automaticamente gonfiato alle stesse pressioni che utilizzavamo anni fa con un 23 mm.
E conta la larghezza reale dello pneumatico una volta montato, non soltanto il numero scritto sul fianco.

La scelta della pressione parte anche dalla larghezza dello pneumatico. Ma conviene davvero passare da 28 a 30 o 32 mm? Abbiamo analizzato vantaggi, svantaggi e differenze nella nostra guida dedicata.

👉 Copertoni bici da corsa: 28, 30 o 32 mm?

CERCHIO
Anche larghezza interna e caratteristiche del cerchio influenzano la forma e la larghezza effettiva dello pneumatico.
Due copertoni con la stessa misura nominale possono quindi comportarsi diversamente se montati su cerchi differenti.
CAMERA D’ARIA O TUBELESS
Anche il sistema utilizzato conta.
Una configurazione con camera d’aria tradizionale, una con camera in TPU e una tubeless non sono necessariamente equivalenti.
Nel caso del tubeless, l’assenza della camera elimina il classico rischio di pizzicare la camera stessa, permettendo in determinate condizioni di lavorare con pressioni inferiori.
Questo non significa però che si possa scendere indiscriminatamente con la pressione.
ASFALTO
Su un asfalto perfettamente liscio possiamo utilizzare impostazioni differenti rispetto a una strada rovinata.
Ed è proprio qui che cade un’altra vecchia convinzione.
Una gomma durissima può sembrare velocissima perché trasmette immediatamente ogni vibrazione.
Ma su un fondo irregolare lo pneumatico deve anche riuscire ad adattarsi alla superficie.
Più duro non significa automaticamente più veloce.
BAGNATO
Quando l’asfalto è bagnato può essere utile valutare una pressione leggermente inferiore rispetto alla propria configurazione abituale, sempre rimanendo entro valori appropriati per pneumatico, cerchio e sistema utilizzato.
Non esiste però una percentuale universale valida per ogni bici.
DA DOVE PARTIRE?
Oggi esistono calcolatori di pressione sviluppati dai produttori di pneumatici e ruote.
Possono essere un ottimo punto di partenza perché tengono conto di diversi parametri, come peso, dimensione dello pneumatico e tipo di utilizzo.
Il risultato non deve necessariamente essere considerato una legge.
Può essere la base dalla quale partire per trovare, con piccoli aggiustamenti, la pressione con cui ci troviamo meglio.
MA COME SAPPIAMO SE STIAMO DAVVERO USANDO QUELLA PRESSIONE?
Qui arriviamo a un aspetto spesso sottovalutato.
Possiamo discutere per ore se siano meglio 5,5 oppure 5,8 bar, ma tutto diventa poco utile se lo strumento con cui misuriamo la pressione non è sufficientemente ripetibile.
Ed è qui che entra in gioco il manometro.
MANOMETRO DIGITALE, ANALOGICO O INTEGRATO NELLA POMPA?
Esistono sostanzialmente tre possibilità.
MANOMETRO ANALOGICO
È la soluzione tradizionale.
Non richiede batterie, è semplice e permette di leggere immediatamente la pressione.
La qualità dello strumento però conta: non tutti i manometri hanno la stessa precisione e con il tempo possono verificarsi differenze nella lettura.
MANOMETRO DIGITALE
Ha un vantaggio molto pratico: permette normalmente una lettura molto chiara e con piccoli incrementi.
Per chi vuole ripetere sempre la stessa pressione può essere particolarmente comodo.
Ma attenzione a non confondere il numero di decimali visualizzati con la precisione assoluta dello strumento.
Vedere 5,83 bar sul display non significa necessariamente che la pressione reale sia esattamente 5,83 bar.
POMPA CON MANOMETRO INTEGRATO
Per l’utilizzo quotidiano è probabilmente la soluzione più comoda.
Colleghiamo la pompa, gonfiamo e contemporaneamente controlliamo la pressione.
Una buona pompa da pavimento con manometro permette di lavorare velocemente e soprattutto di ottenere pressioni ripetibili prima delle uscite.
LA COSA PIÙ IMPORTANTE: LA RIPETIBILITÀ
Per l’utilizzo normale non dobbiamo trasformare il gonfiaggio delle gomme in un esperimento di laboratorio.
Quello che mi interessa maggiormente è poter ottenere ogni volta una pressione coerente.
Se trovo una configurazione con cui la bici si comporta bene, voglio poterla riprodurre prima dell’uscita successiva.
Per questo utilizzare sempre lo stesso strumento può essere più utile che confrontare continuamente valori ottenuti con manometri differenti.
LE DUE SOLUZIONI CHE HO SCELTO
Per chi vuole controllare con maggiore attenzione la pressione, sul blog avevo già selezionato due soluzioni interessanti.

Sono due strumenti con funzioni differenti: il primo serve principalmente a controllare, il secondo permette di gonfiare e misurare nello stesso momento.

IL MANOMETRO CHE UTILIZZO PERSONALMENTE: TOPEAK D2 SMARTHEAD

Oltre alle soluzioni già presentate, utilizzo personalmente anche il Topeak D2 SmartHead, un manometro digitale compatto che permette di controllare la pressione senza collegare ogni volta la pompa. È compatibile con valvole Presta e Schrader, dispone di un display orientabile e di un pulsante per scaricare gradualmente l’aria in eccesso. Una funzione particolarmente utile quando vogliamo regolare la pressione con piccoli aggiustamenti. Per me è soprattutto uno strumento pratico per mantenere costante la pressione degli pneumatici, senza dover inseguire necessariamente l’ultimo decimale.

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LA MIA ABITUDINE PRIMA DI USCIRE
Personalmente presto molta attenzione alla pressione degli pneumatici.
Prima di partire controllo le gomme e verifico la pressione.
Non perché qualche decimo di bar possa trasformare improvvisamente la bici, ma perché pneumatici e pressione influenzano realmente il comportamento su strada.
Conoscere la propria configurazione permette inoltre di accorgersi più facilmente quando qualcosa non torna.
Se una gomma perde molta più pressione del normale tra un’uscita e l’altra, per esempio, vale la pena capire il motivo invece di limitarsi a rigonfiarla.
NON COPIARE LA PRESSIONE DEGLI ALTRI
È forse il consiglio più importante di tutta questa guida.
La pressione utilizzata da un altro ciclista può essere perfetta per lui e completamente sbagliata per noi.
Peso differente.
Pneumatici differenti.
Cerchi differenti.
Strade differenti.
Configurazioni differenti.
Anche le pressioni utilizzate dai professionisti hanno poco senso se vengono copiate senza considerare tutto il resto della loro configurazione.
CONCLUSIONI
Non esiste più il numero magico da utilizzare su qualsiasi bici da corsa.
La pressione corretta nasce dall’insieme di peso, pneumatico, cerchio, sistema utilizzato e fondo stradale.
Un calcolatore può fornire un buon punto di partenza.
Un buon manometro permette di ripeterlo.
Poi rimane la parte più importante: pedalare, provare piccoli aggiustamenti e capire come reagisce la propria bici.
Perché tra 5,5 e 7 bar non cambia soltanto un numero sul manometro.
Può cambiare parecchio il modo in cui la bici si comporta sulla strada.
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