BICI DA CORSA SOTTO I 7 KG: LA LEGGEREZZA CONTA ANCORA DAVVERO?
Per anni uno dei numeri più affascinanti per chi amava la bici da corsa è stato quello indicato dalla bilancia.
7 kg.
E ancora meglio se davanti compariva un 6.
Oggi si parla moltissimo di aerodinamica, integrazione, larghezza degli pneumatici, rigidità e comfort. Le biciclette moderne sono velocissime, ma spesso anche più pesanti rispetto alle migliori bici da salita di qualche anno fa.
Io però lo ammetto: sono ancora un grande estimatore della leggerezza.
E per un periodo sono stato quasi ossessionato dalla ricerca del grammo.
LA BARRIERA DEI 7 KG
A un certo punto non si trattava più semplicemente di possedere una bici leggera.
L’obiettivo era scendere sotto i 7 kg.
Era diventata quasi una sfida personale.
Ogni componente rappresentava una possibilità per togliere qualche grammo: camere d’aria ultraleggere, sganci rapidi in titanio, viteria in Ergal e piccoli particolari scelti anche controllando attentamente il loro peso.
Dieci grammi qui, venti là, magari cinquanta su un altro componente.
Presi singolarmente sembravano differenze insignificanti.
Sommati, però, cominciavano a cambiare realmente il peso della bicicletta.
E soprattutto c’era una soddisfazione particolare nel metterla sulla bilancia e vedere finalmente comparire un numero che iniziava per 6.
PESARE LA BICI: QUANDO ANCHE 20 GRAMMI CONTAVANO
Chi ha vissuto il periodo della caccia al grammo sa quanto fosse importante avere una bilancia affidabile. Non soltanto per conoscere il peso complessivo della bicicletta, ma anche per verificare quanto incidessero realmente i singoli componenti.
Uno strumento specifico è la Park Tool DS-1, una bilancia digitale progettata per pesare biciclette complete, telai e componenti. Ha una portata massima di 25 kg e una risoluzione di 20 grammi, caratteristiche adatte a controllare il peso della bici senza ricorrere a una normale bilancia domestica.
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CAMERE D’ARIA IN TPU: POCHI GRAMMI CHE SI SENTONO SULLA BILANCIA
Oggi chi vuole continuare questa ricerca ha a disposizione anche soluzioni che qualche anno fa erano molto meno diffuse.
Un esempio sono le camere d’aria in TPU.
Rispetto alle tradizionali camere in butile possono permettere di risparmiare parecchi grammi per ruota.
E quando si parla di pneumatici, però, il peso è soltanto una parte della storia: pressione, sezione e caratteristiche della gomma possono cambiare profondamente il comportamento della bici.
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Naturalmente peso, affidabilità, prezzo e praticità devono sempre essere valutati insieme.
Ma per il maniaco della bilancia le camere in TPU rappresentano esattamente il genere di componente capace di far tornare quella vecchia voglia di limare grammi.
TITANIO, ERGAL E PICCOLI COMPONENTI
Poi iniziava la parte quasi maniacale.
Gli sganci rapidi tradizionali potevano essere sostituiti con modelli ultraleggeri in titanio.
La viteria in acciaio lasciava spazio, dove tecnicamente appropriato, a quella in Ergal o titanio.
Anche componenti apparentemente insignificanti finivano sulla bilancia.
A quel punto il ragionamento diventava semplice: se posso risparmiare 10 o 20 grammi senza compromettere sicurezza e funzionalità, perché non farlo?
Il problema era che questa domanda poteva essere ripetuta praticamente per tutta la bicicletta.
Ed era proprio lì che iniziava la caccia al grammo.
ANCHE IL PORTABORRACCIA FINIVA SULLA BILANCIA
Nella ricerca del grammo non si trascurava praticamente nulla, nemmeno i portaborraccia. Anche questi piccoli accessori potevano contribuire ad alleggerire la bicicletta, soprattutto quando se ne montavano due.
Un esempio è l’Elite Vico, un portaborraccia in materiale composito rinforzato con fibra di carbonio, con un peso dichiarato di circa 23 grammi. Naturalmente il risparmio effettivo dipende dal modello che si sostituisce, ma è proprio questo il genere di dettaglio che appassionava chi cercava di portare la propria bici sotto i 7 kg.
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Oggi il modo di scegliere un componente è cambiato parecchio. Un esempio interessante sono le pedivelle: invece di guardare soltanto peso e rigidità, si parla sempre più spesso di lunghezza, posizione e biomeccanica.
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ATTENZIONE: NON TUTTI I GRAMMI SONO UGUALI
Con il tempo però si impara anche un’altra cosa.
La leggerezza non deve mai diventare più importante della sicurezza.
Risparmiare peso su una camera d’aria o su un componente progettato espressamente per essere ultraleggero è una cosa.
Indebolire o sostituire senza criterio componenti strutturali, viti sottoposte a carichi importanti o parti dell’impianto frenante è tutt’altra storia.
Una bici leggera deve prima di tutto rimanere una bici sicura.
Il grammo più intelligente è quello eliminato senza compromettere affidabilità, rigidità e sicurezza.
QUANTO CAMBIA DAVVERO IN SALITA?
Qui arriva la parte meno romantica: la fisica.
In salita il peso conta realmente perché dobbiamo portare verso l’alto la massa complessiva composta da ciclista, bicicletta e tutto ciò che trasportiamo.
Ma c’è un dettaglio importante.
Conta il peso totale del sistema, non soltanto quello della bici.
Prendiamo un esempio molto semplice.
Un ciclista di 75 kg con una bici da 8 kg forma già un sistema di circa 83 kg, prima ancora di considerare abbigliamento, borracce e accessori.
Togliere 1 kg dalla bicicletta significa quindi ridurre la massa complessiva di poco più dell’1%.
Il vantaggio esiste.
Ma non trasforma improvvisamente un cicloamatore in uno scalatore professionista.
Più la salita è lunga e ripida, maggiore sarà il beneficio della riduzione di peso. In pianura, invece, aerodinamica, posizione e resistenza al rotolamento assumono generalmente un’importanza molto maggiore.
E allora perché una bici leggerissima sembrava fare una differenza enorme?
IL PESO CHE LA BILANCIA NON MISURA
Per me esisteva un altro fattore.
Sapere di avere una bici realmente leggera mi dava uno stimolo in più quando iniziava la salita.
Era la sensazione di avere sotto di me una bicicletta costruita proprio per quel terreno, senza un grammo di troppo.
Forse il cronometro avrebbe raccontato una differenza inferiore rispetto a quella che percepivo.
Ma nella testa quella bici era leggera, pronta, fatta per salire.
E questo mi faceva venire voglia di spingere.
È difficile trasformare una sensazione del genere in watt o secondi, ma per un cicloamatore piacere, motivazione e sensazioni fanno parte dell’esperienza.
Ed è probabilmente anche per questo che ancora oggi continuo ad avere un debole per le biciclette leggere.
IL FAMOSO LIMITE DEI 6,8 KG
Per molti appassionati della leggerezza esiste poi un numero ancora più famoso: 6,8 kg.
Per anni il regolamento UCI ha fissato a 6,8 kg il peso minimo della bicicletta utilizzata nelle competizioni regolamentate.
Quella cifra è diventata quasi mitologica.
Mentre noi cercavamo di scendere sotto i 7 kg, i professionisti non potevano scendere liberamente sotto quel limite.
E per un appassionato vedere una bici da 6,8 kg significava trovarsi davanti a qualcosa che, almeno sulla bilancia, era vicinissimo al limite delle bici da gara.
OGGI LE PRIORITÀ SONO CAMBIATE
Il ciclismo moderno ha modificato profondamente il modo di progettare una bici da corsa.
Freni a disco, ruote ad alto profilo, pneumatici più larghi, telai aerodinamici, cockpit integrati e componentistica elettronica possono aggiungere peso.
Ma possono contemporaneamente rendere una bicicletta più veloce nel mondo reale.
Ed è probabilmente questo il cambiamento più importante.
Una volta guardavamo soprattutto la bilancia.
Oggi bisogna guardare il sistema nel suo complesso.
Anche nel professionismo si sperimentano configurazioni che dimostrano quanto le priorità siano cambiate rispetto alla semplice ricerca del componente più leggero.
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Una bici da 7,5 kg molto aerodinamica potrebbe essere complessivamente più veloce di una bici da 6,8 kg in moltissime situazioni.
E anche una trasmissione perfettamente mantenuta può contribuire all’efficienza della bici senza togliere neppure un grammo.
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Ma quando la strada comincia a salire sul serio…
ammettiamolo.
Vedere una bici leggerissima ha ancora il suo fascino.
LA BICI PIÙ LEGGERA NON È SEMPRE LA BICI MIGLIORE
Forse è questa la conclusione a cui sono arrivato dopo tanti anni.
Non inseguirei più il grammo a qualsiasi costo.
Non sceglierei un componente soltanto perché pesa 20 grammi meno di un altro.
E non sacrificherei affidabilità, sicurezza o funzionalità soltanto per vedere un numero più basso sulla bilancia.
Ma non sono nemmeno pronto a dire che il peso non conta più.
Perché in salita conta.
Perché influenza le sensazioni della bici.
E perché, almeno per alcuni di noi, possedere una bici veramente leggera continua ad avere qualcosa di speciale.
Forse la caccia spasmodica al grammo appartiene a un’altra epoca.
Ma se domani mettessi una bici sulla bilancia e leggessi 6,9 kg…
probabilmente sorriderei ancora.
E VOI?
Avete mai attraversato il periodo della caccia al grammo?
Camere ultraleggere, titanio, Ergal, selle minimaliste e componenti pesati uno per uno?
Oppure oggi preferite qualche etto in più in cambio di aerodinamica, comfort e affidabilità?
Raccontatemi qual è stata la bici più leggera che avete posseduto e, soprattutto, se in salita quei pochi etti in meno li sentivate davvero.



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