PEDIVELLE CORTE SULLA BICI DA CORSA: 165 E 160 MM SONO DAVVERO MIGLIORI?
Per anni sulla bici da corsa abbiamo considerato quasi normali pedivelle da 170, 172,5 o 175 mm.
Poi qualcosa ha iniziato a cambiare.
Nel ciclismo professionistico si vedono sempre più spesso pedivelle da 165 mm e alcuni corridori sono scesi ancora di più.
La domanda viene quasi spontanea:
abbiamo pedalato per anni con pedivelle troppo lunghe?
Non necessariamente.
Ma dietro questa tendenza c’è qualcosa di molto più interessante dell’ennesima moda copiata dai professionisti.
PERCHÉ ACCORCIARE LE PEDIVELLE?
Una pedivella più corta fa descrivere al pedale una circonferenza più piccola.
Passando da 172,5 a 165 mm parliamo di appena 7,5 mm per pedivella, ma il diametro complessivo della circonferenza descritta dal pedale si riduce di 15 mm.
Con una 160 mm la differenza rispetto a una 172,5 arriva a 12,5 mm per pedivella e a 25 mm sull’intero diametro.
Il risultato è una minore escursione delle articolazioni durante la pedalata.
In particolare, nella parte superiore del giro di pedale ginocchio e anca possono lavorare con una flessione inferiore.
Ed è qui che le pedivelle corte diventano particolarmente interessanti.
PIÙ SPAZIO PER L’ANCA E UNA POSIZIONE PIÙ AGGRESSIVA
Quando un ciclista assume una posizione molto bassa sulla bici, l’angolo dell’anca tende a chiudersi.
Una pedivella più corta può ridurre questa chiusura nel punto superiore della pedalata.
Per un professionista questo può rappresentare un vantaggio interessante: riuscire a mantenere una posizione molto aerodinamica senza comprimere eccessivamente il movimento delle gambe.
Per un amatore il vantaggio potrebbe essere molto più semplice:
comfort.
Chi ha poca mobilità dell’anca o avverte una sensazione di forte chiusura nella parte alta della pedalata potrebbe trovarsi meglio con una pedivella leggermente più corta.
MA UNA PEDIVELLA PIÙ CORTA NON FA PERDERE LEVA?
È probabilmente la prima obiezione che viene in mente.
Una pedivella più lunga offre effettivamente una leva maggiore.
Ma da questo non consegue automaticamente che produca più watt.
La potenza dipende dall’interazione tra forza applicata, velocità angolare, cadenza e velocità del pedale.
Ed è proprio qui che gli studi diventano interessanti.
Una ricerca recente condotta su 28 cicloamatori di buon livello ha confrontato pedivelle da 165, 170 e 175 mm.
Il risultato?
Non sono emerse differenze significative nell’economia di pedalata, nella frequenza cardiaca e nella potenza prodotta durante uno sprint di 6 secondi.
I ciclisti hanno però riportato una minore percezione della fatica utilizzando 165 e 170 mm rispetto alle 175 mm.
Non significa che 165 mm siano automaticamente migliori.
Significa però che accorciare moderatamente la pedivella non comporta necessariamente quella perdita di prestazione che intuitivamente potremmo aspettarci.
COSA DICONO GLI ALTRI STUDI?
La questione non nasce oggi.
Già studi precedenti avevano mostrato come, entro intervalli ragionevoli, la lunghezza della pedivella abbia un’influenza sorprendentemente piccola sulla potenza massima.
Una ricerca su ciclisti allenati provò addirittura pedivelle da 120, 145, 170, 195 e 220 mm.
Le misure estreme penalizzavano la prestazione, ma all’interno della zona centrale le differenze erano relativamente contenute.
Un altro studio sul ciclismo a intensità submassimale confrontò pedivelle da 145, 170 e 195 mm e concluse che la lunghezza della pedivella, da sola, non era uno dei principali fattori che determinavano il costo metabolico della pedalata.
Insomma: l’equazione “pedivella più lunga = più leva = più potenza” è decisamente troppo semplice.
E LA BIOMECCANICA?
Qui le differenze diventano più evidenti.
Studi sulla cinematica della pedalata mostrano che accorciare le pedivelle riduce la flessione di ginocchio e anca.
Un lavoro recente su cicloamatori ha confrontato diverse lunghezze attorno alla misura abitualmente utilizzata dai partecipanti.
Riducendo la lunghezza delle pedivelle sono diminuite alcune escursioni di ginocchio, anca e bacino, senza una riduzione della potenza media prodotta durante il test.
Questo aiuta a capire perché oggi le pedivelle corte interessino così tanto anche il mondo del bike fitting.
ATTENZIONE: CAMBIA ANCHE L’ALTEZZA DELLA SELLA
C’è però un dettaglio fondamentale.
Non possiamo montare una pedivella più corta e giudicare il risultato lasciando semplicemente tutto il resto invariato.
Se passiamo, per esempio, da 172,5 a 165 mm, il pedale nel punto più basso si trova 7,5 mm più vicino all’asse del movimento centrale.
Per conservare approssimativamente la stessa estensione della gamba al punto morto inferiore, normalmente bisogna quindi rivedere l’altezza della sella.
E cambiando la sella cambia anche l’intera posizione sulla bicicletta.
È uno dei motivi per cui una modifica del genere andrebbe valutata come parte del bike fitting e non come semplice sostituzione di un componente.
160, 165 O 172,5 MM?
Ed eccoci alla domanda più difficile.
Non esiste una misura universalmente migliore.
Una pedivella corta potrebbe essere particolarmente interessante per chi:
• sente una forte chiusura dell’anca nella parte superiore della pedalata
• utilizza una posizione molto bassa e aerodinamica
• ha una mobilità limitata
• utilizza una bici di piccola taglia
• preferisce una pedalata agile
• semplicemente non si trova bene con pedivelle più lunghe
Viceversa, chi utilizza da anni 172,5 o 175 mm senza problemi non deve sentirsi improvvisamente in possesso di un componente superato.
UN ESEMPIO CONCRETO: SHIMANO 105 DA 160 E 165 MM
Per chi desidera sperimentare una lunghezza inferiore senza orientarsi verso componenti di fascia altissima, una possibilità è rappresentata dalla guarnitura Shimano 105 FC-R7100. Progettata per trasmissioni da strada a 12 velocità, è prevista anche nelle lunghezze da 160 e 165 mm. Prima dell’acquisto è importante verificare la compatibilità con la propria trasmissione, scegliere la lunghezza corretta e controllare la disponibilità della variante desiderata.
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ABBIAMO SBAGLIATO PER DECENNI?
Probabilmente no.
Forse abbiamo semplicemente dato per scontata una scelta che meritava maggiore attenzione.
Per moltissimo tempo la lunghezza delle pedivelle è stata legata soprattutto alla taglia della bicicletta e alle poche misure offerte dai produttori.
Molti di noi probabilmente non hanno mai scelto davvero la lunghezza delle proprie pedivelle.
Abbiamo semplicemente utilizzato quelle montate sulla bici.
La diffusione delle 165 e delle 160 mm ha almeno avuto il merito di rimettere in discussione questa abitudine.
Pedivelle più corte, componenti più leggeri, piccoli dettagli che cambiano la bici: ma quanto conta ancora oggi il peso?
LEGGI ANCHE: Bici da corsa sotto i 7 kg: la leggerezza conta ancora davvero?
QUINDI LE PEDIVELLE CORTE SONO IL FUTURO?
Potrebbero diventare molto più comuni.
Ma sarebbe un errore trasformare anche questa soluzione in una nuova regola universale.
Il fatto che un professionista utilizzi una pedivella molto corta non significa che la stessa misura sia ideale per noi.
La vera novità, forse, non è la pedivella da 160 mm.
È aver cominciato finalmente a chiederci perché utilizziamo proprio quella lunghezza.
E VOI COSA USATE?
170, 172,5 o 175 mm?
Qualcuno è già passato a 165 o addirittura 160 mm?
FONTI E APPROFONDIMENTI
Per approfondire gli effetti della lunghezza delle pedivelle su prestazione, biomeccanica ed efficienza della pedalata:
• Studio 2025 – Confronto tra pedivelle da 165, 170 e 175 mm su cicloamatori allenati:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12060448/
• Studio scientifico – Effetti della variazione della lunghezza delle pedivelle sulla biomeccanica e sull’efficienza della pedalata:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27484153/
• Studio scientifico – Relazione tra lunghezza delle pedivelle e capacità di produrre potenza:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11417428/
Se avete provato entrambe le soluzioni raccontateci cosa avete realmente percepito sulla strada: comfort, cadenza, facilità di pedalata oppure nessuna differenza.
Le esperienze di chi ha fatto davvero il passaggio possono essere molto interessanti.


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