MONOCORONA SULLA BICI DA CORSA?
Negli ultimi giorni abbiamo parlato parecchio di come potrebbe cambiare la bici da corsa nei prossimi anni: più rapporti, elettronica sempre più presente e trasmissioni che potrebbero diventare più semplici.
Durante la Vuelta 2026, però, abbiamo trovato qualcosa di molto interessante.
Wout van Aert è stato fotografato sulla sua Cervélo S5 con una corona singola da ben 54 denti.
Non un prototipo esposto in una fiera.
Una bicicletta preparata per correre una tappa della Vuelta.
📷 FOTO ORIGINALI DELLA CERVÉLO S5 E DEL MONOCORONA DI VAN AERT
CyclingNews – Vuelta 2026 Tech Gallery:
Altre immagini e dettagli della Cervélo S5 1x di Van Aert – BikeRadar:
https://www.bikeradar.com/features/tech/wout-van-aerts-1x-cervelo-s5-2025-tour-de-france
PERCHÉ UN PROFESSIONISTA SCEGLIE IL MONOCORONA?
A prima vista potrebbe sembrare strano eliminare una delle due corone anteriori proprio su una bici destinata alle competizioni.
In realtà, in determinate condizioni, il monocorona offre alcuni vantaggi interessanti.
Si elimina il deragliatore anteriore, si semplifica la trasmissione e si riducono i componenti necessari per effettuare la cambiata.
C’è anche un piccolo vantaggio in termini di peso e, soprattutto sulle biciclette molto aerodinamiche, la possibilità di avere una zona della trasmissione più pulita.
Ma il vantaggio principale per un professionista può essere un altro: se conosce perfettamente il percorso e sa quali rapporti utilizzerà, può scegliere una configurazione estremamente specifica per quella giornata.
PERCHÉ PROPRIO UNA CORONA DA 54 DENTI?
54 denti possono sembrare tantissimi per un normale ciclista.
Per un professionista capace di mantenere velocità molto elevate, però, una corona così grande permette di utilizzare più spesso la parte centrale della cassetta quando si viaggia forte.
Questo può consentire una linea catena favorevole e rapporti adatti alle altissime velocità del gruppo professionistico.
Naturalmente tutto dipende dalla cassetta montata posteriormente e dal percorso della tappa.
IL PROBLEMA DEI SALTI TRA I RAPPORTI
Qui arriva il principale compromesso.
Con due corone anteriori abbiamo una gamma di rapporti molto ampia e possiamo mantenere una cassetta con passaggi relativamente ravvicinati.
Con una sola corona dobbiamo ottenere tutta la gamma dei rapporti dalla cassetta posteriore.
Se vogliamo avere sia rapporti molto lunghi sia rapporti sufficientemente agili per le salite, la cassetta deve coprire un intervallo maggiore.
Questo può significare salti più evidenti tra alcuni pignoni.
Per un professionista che sceglie la trasmissione in funzione di una determinata tappa può essere un compromesso accettabile.
Per un amatore che utilizza la stessa bicicletta in pianura, salita e lunghe uscite potrebbe esserlo molto meno.
QUINDI IL FUTURO SARÀ MONOCORONA?
È troppo presto per dirlo.
Il fatto che una soluzione venga utilizzata nel ciclismo professionistico non significa automaticamente che sia la soluzione migliore per tutti.
Un professionista dispone di meccanici, cassette differenti e configurazioni preparate appositamente per ogni percorso.
Noi normalmente chiediamo alla stessa bicicletta di fare tutto.
Ed è proprio qui che la doppia corona continua ad avere un enorme vantaggio: la versatilità.
MA QUALCOSA STA CAMBIANDO
La cosa interessante non è stabilire oggi se il monocorona sia migliore o peggiore.
È osservare la direzione che stanno prendendo le trasmissioni.
Abbiamo visto gruppi con sempre più rapporti posteriori, cassette con gamme sempre più ampie e adesso biciclette WorldTour configurate con una sola corona anche su strada.
Aumentando il numero dei pignoni posteriori diventa sempre più facile costruire una trasmissione monocorona senza rinunciare a troppi rapporti.
Ed è proprio questo che rende interessante quello che stiamo vedendo alla Vuelta.
Oggi si parla soprattutto di aerodinamica, efficienza e integrazione. Eppure per anni il numero più desiderato da molti ciclisti era un altro: quello sulla bilancia.
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PER NOI CICLISTI?
Personalmente non toglierei ancora il deragliatore anteriore dalla bici di tutti i giorni.
La doppia corona rimane estremamente versatile e permette di affrontare percorsi molto diversi senza dover pensare ogni volta alla cassetta montata.
Ma vedere una Cervélo S5 preparata per Van Aert con una corona singola da 54 denti dimostra che il monocorona sulla bici da corsa non è più soltanto una discussione teorica.
Qualcuno lo sta già usando ai massimi livelli.
E la domanda, a questo punto, diventa interessante:
fra qualche anno continueremo tutti ad avere due corone davanti oppure il deragliatore anteriore inizierà lentamente a scomparire?

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