CAMBIO ELETTRONICO SULLA BICI DA CORSA: È DAVVERO NECESSARIO? NO. MA DOPO AVERLO PROVATO È DIFFICILE TORNARE INDIETRO
Lo ammetto subito: secondo me il cambio elettronico sulla bici da corsa è qualcosa di superfluo.
Non serve per andare più forte. Non è indispensabile per cambiare bene. E un ottimo gruppo meccanico, regolato come si deve, continua a svolgere magnificamente il proprio lavoro.
Eppure io il cambio elettronico lo adoro.
Mi piace quella precisione quasi chirurgica della cambiata. Mi piace premere un pulsante e sentire il deragliatore eseguire sempre lo stesso movimento. E, se devo essere completamente sincero, mi piace persino il semplice fatto di averlo sulla bici.
Razionalmente potrei farne a meno.
Ma siamo sicuri che tutto quello che scegliamo per la nostra bici debba essere indispensabile?
È proprio da questa contraddizione che nasce questo articolo.
IL CAMBIO MECCANICO FUNZIONA ANCORA BENISSIMO
Prima di parlare dell’elettronico bisogna ricordare una cosa che a volte sembra quasi dimenticata: un buon cambio meccanico funziona molto bene.
Cavi e guaine in ordine, deragliatore correttamente regolato e una trasmissione ben mantenuta permettono cambiate precise, rapide e affidabili.
Una trasmissione efficiente, però, parte anche dalla manutenzione: abbiamo già visto quanto PULIZIA E LUBRIFICAZIONE DELLA CATENA possano incidere sul funzionamento dell’intero sistema.
Per decenni abbiamo corso, scalato montagne e percorso migliaia di chilometri in questo modo.
Il cambio elettronico, quindi, non nasce per risolvere un sistema che non funzionava.
Nasce soprattutto per perfezionarlo.
ALLORA COSA CAMBIA DAVVERO?
La prima cosa che colpisce utilizzando un cambio elettronico è la ripetibilità.
Il comando non deve fisicamente tirare o rilasciare un cavo. Invia un impulso e il sistema esegue la cambiata.
Click.
Cambio.
Sempre con lo stesso gesto.
Non significa automaticamente andare più forte e nemmeno guadagnare watt. Significa soprattutto avere una cambiata estremamente consistente e richiedere pochissimo sforzo al comando.
Ed è una di quelle caratteristiche difficili da spiegare soltanto attraverso una scheda tecnica.
Bisogna usarla.
LA PRECISIONE È IL VERO LUSSO
Probabilmente è questa la caratteristica che personalmente apprezzo maggiormente.
Non il peso.
Non l’aerodinamica.
Non qualche improbabile secondo guadagnato durante un’uscita.
La precisione.
Quella sensazione che ogni pressione sul comando produca esattamente la cambiata che ti aspetti.
È necessaria?
No.
È piacevole?
Per me moltissimo.
E forse quando parliamo di componenti per biciclette dimentichiamo troppo spesso proprio questo aspetto: non acquistiamo una bici soltanto perché ne abbiamo bisogno. La acquistiamo anche perché ci piace utilizzarla.
MA LA BATTERIA?
È probabilmente l’obiezione più immediata.
Con un cambio meccanico non dobbiamo ricordarci di ricaricare nulla. Con quello elettronico sì.
Se la batteria è scarica, l’elettronica non può fare miracoli.
Per qualcuno è una complicazione inutile. Per altri diventa semplicemente un’altra piccola operazione da inserire nella manutenzione della bici.
RICARICARE IL CAMBIO ELETTRONICO: IL CAVO SHIMANO DI2
Nei gruppi Shimano Di2 da strada a 12 velocità compatibili, la ricarica avviene attraverso il cambio posteriore utilizzando il cavo EW-EC300. Un accessorio semplice, ma indispensabile per questi sistemi, soprattutto quando si acquista un gruppo usato oppure si deve sostituire il cavo originale. Attenzione alla compatibilità: le precedenti generazioni Di2 possono utilizzare sistemi di ricarica differenti.
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La differenza è soprattutto filosofica.
Il meccanico offre una semplicità quasi rassicurante: comando, cavo, deragliatore.
L’elettronico aggiunge batteria, motori, pulsanti e componenti elettronici.
In cambio offre un’esperienza diversa.
E QUANDO QUALCOSA SI ROMPE?
Qui il cambio meccanico conserva un vantaggio difficile da contestare: è più intuitivo da comprendere e, in molti casi, da diagnosticare.
Un cavo può essere sostituito. Una regolazione può essere corretta.
Con l’elettronica entrano invece in gioco batterie, connessioni e componenti elettronici che difficilmente possiamo sistemare sul ciglio della strada.
Questo non significa che un cambio elettronico sia necessariamente poco affidabile.
Significa semplicemente che la sua complessità è diversa.
Ed è un aspetto che chi ama la semplicità meccanica può legittimamente considerare importante.
D’altra parte, più tecnologia non significa automaticamente ottenere un vantaggio enorme. È una questione che abbiamo affrontato anche analizzando QUANTO FANNO DAVVERO RISPARMIARE I CUSCINETTI CERAMICI.
E POI C’È IL PREZZO
Qui arriviamo probabilmente alla domanda più scomoda.
Quanto siamo disposti a spendere per qualcosa che, in fondo, abbiamo appena ammesso non essere indispensabile?
Dal punto di vista puramente razionale il cambio meccanico è difficilissimo da battere.
Funziona.
È relativamente semplice.
Non ha batterie da ricaricare.
E può offrire una qualità di cambiata eccellente.
Il cambio elettronico deve quindi giustificare il proprio costo soprattutto attraverso qualcosa di meno facilmente misurabile: esperienza d’uso, precisione, ergonomia e piacere personale.
IL PARADOSSO: ADORO ANCHE IL MECCANICO
Ed è qui che la faccenda diventa ancora più interessante.
Continuo ad apprezzare moltissimo la meccanica tradizionale. Una trasmissione perfettamente regolata, il movimento della leva e la risposta diretta del cavo hanno qualcosa che l’elettronica inevitabilmente elimina.
Non considero quindi il cambio meccanico una tecnologia vecchia da buttare.
Tutt’altro.
Ed è proprio questo che rende difficile spiegare la mia preferenza per l’elettronico.
Non lo preferisco perché il meccanico non funzioni.
Lo preferisco semplicemente perché mi piace di più usarlo.
QUINDI IL CAMBIO ELETTRONICO SERVE DAVVERO?
Se per “servire” intendiamo essere indispensabile per pedalare bene, la mia risposta è semplice:
No.
Possiamo avere una bici fantastica con un cambio meccanico.
Possiamo andare fortissimo con un cambio meccanico.
Possiamo percorrere migliaia di chilometri senza sentire minimamente la necessità di avere una batteria collegata al deragliatore.
Ma questa è soltanto metà della risposta.
Perché una bicicletta, soprattutto quando è la nostra passione, non è semplicemente la somma delle cose strettamente necessarie.
Ci sono componenti che scegliamo perché ci fanno andare più forte.
Altri perché migliorano il comfort.
E altri ancora semplicemente perché ogni volta che li utilizziamo ci strappano un piccolo sorriso.
Per me il cambio elettronico appartiene anche a quest’ultima categoria.
Non tutto, inoltre, deve essere giustificato da un cronometro, da una bilancia o da un misuratore di potenza. È una domanda che ci siamo posti anche parlando delle BICI DA CORSA SOTTO I 7 KG: quanto conta ancora davvero la leggerezza quando si cerca di migliorare una bici moderna?
LA MIA CONCLUSIONE
Potrei tranquillamente vivere senza cambio elettronico.
Ma potendo scegliere, lo vorrei sulla mia bici.
È una contraddizione?
Forse.
Ma credo racconti abbastanza bene il rapporto che molti di noi hanno con la bicicletta.
Non tutto deve essere giustificato da un vantaggio misurabile.
A volte una componente può essere superflua e, contemporaneamente, rendere la nostra bici più piacevole da utilizzare.
E forse è proprio questo il vero lusso del cambio elettronico.
E VOI?
Cambio elettronico o meccanico?
E soprattutto: chi è passato all’elettronico tornerebbe davvero indietro?
Raccontateci la vostra esperienza nei commenti. Le opinioni di chi utilizza entrambi i sistemi sono probabilmente molto più interessanti di qualsiasi scheda tecnica.


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