BICI DA CORSA DEL FUTURO: COME PEDALEREMO TRA 10 ANNI?

Se prendessimo una bici da corsa di vent’anni fa e la mettessimo accanto a una moderna top di gamma, le differenze sarebbero evidenti.

Freni a disco, cambio elettronico, cavi quasi scomparsi, misuratori di potenza, ruote sempre più larghe, sensori, radar e ciclocomputer capaci di raccogliere una quantità enorme di informazioni.

Ma la trasformazione probabilmente non è finita.

Come sarà allora una bici da corsa tra dieci anni?

Non possiamo saperlo con certezza. Possiamo però osservare quello che sta succedendo oggi e provare a capire quali tecnologie hanno davvero la possibilità di diventare comuni.

E alcune sono già molto più vicine di quanto sembri.

IL CAMBIO ELETTRONICO POTREBBE DIVENTARE LA NORMALITÀ

Qualche anno fa una trasmissione elettronica sembrava un lusso riservato alle biciclette più costose.

Oggi non è più così.

Shimano propone il Di2 su più livelli della propria gamma stradale e SRAM ha costruito intorno ad AXS un vero ecosistema elettronico e configurabile.

La direzione sembra abbastanza chiara: batterie, pulsanti e software stanno progressivamente sostituendo cavi e registri meccanici.

Tra dieci anni il cambio meccanico potrebbe non scomparire affatto, ma diventare una scelta legata soprattutto alla semplicità, al prezzo e alla facilità di manutenzione.

Un po’ come accade oggi con alcune tecnologie che continuiamo ad apprezzare proprio perché semplici.

E SE SPARISSE ANCHE IL DERAGLIATORE ANTERIORE?

Qui la discussione diventa ancora più interessante.

La monocorona è ormai normalissima nel gravel e nella mountain bike e viene utilizzata anche in alcune configurazioni stradali.

Eliminare corona e deragliatore anteriori significa meno componenti, meno regolazioni e una gestione della cambiata più semplice.

Il problema rimane quello di ottenere contemporaneamente una gamma di rapporti sufficientemente ampia e salti contenuti tra un rapporto e l’altro.

Cassette con più rapporti e nuove soluzioni di trasmissione potrebbero però ridurre sempre di più questo compromesso.

La domanda quindi non è tanto se vedremo biciclette da strada monocorona.

Esistono già.

La vera domanda è: diventeranno la norma?

UNA BICI CHE VEDE LE AUTO PRIMA DI NOI

Questa non è fantascienza.

I radar posteriori per biciclette esistono già e sono in grado di rilevare veicoli che si stanno avvicinando alle nostre spalle, inviando l’informazione al ciclocomputer.

Alcuni sistemi integrano inoltre luci e videocamere.

Oggi li consideriamo accessori.

Domani potrebbero diventare parte integrante della bicicletta.

Immaginiamo radar incorporati nel reggisella, luci integrate nel telaio e informazioni mostrate direttamente sul ciclocomputer senza dover installare diversi dispositivi separati.

Probabilmente il vero salto tecnologico della bici del futuro non sarà farci andare qualche km/h più forte.

Potrebbe essere farci pedalare con maggiore consapevolezza di quello che succede intorno a noi.

PIÙ SENSORI, PIÙ DATI

Potenza, frequenza cardiaca, velocità, cadenza.

Già oggi un ciclista può tornare a casa con migliaia di dati relativi a una singola uscita.

In futuro la quantità di informazioni potrebbe aumentare ancora.

Pressione degli pneumatici, condizioni del fondo, temperatura dei componenti, stato della trasmissione e usura potrebbero essere controllati in maniera sempre più automatizzata.

Il passo successivo potrebbe essere una bicicletta capace non soltanto di raccogliere dati, ma di interpretarli.

Non sarebbe difficile immaginare un sistema che suggerisca quando controllare la catena, quando verificare le gomme o quando un componente sta iniziando a richiedere manutenzione.

Per chi ama mettere le mani sulla propria bici sarebbe una piccola rivoluzione.

E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

Qui bisogna andarci piano.

Scrivere che le bici del futuro saranno “guidate dall’intelligenza artificiale” fa sicuramente effetto, ma oggi sarebbe soprattutto una previsione.

Più realistico è immaginare software capaci di analizzare tutti i dati raccolti durante le nostre uscite.

Il sistema potrebbe conoscere le nostre abitudini, il percorso, la potenza che stiamo sviluppando e il nostro livello di affaticamento e utilizzare queste informazioni per darci suggerimenti.

Non una bicicletta che pedala al posto nostro.

Piuttosto una bicicletta che ci conosce sempre meglio.

AERODINAMICA: FIN DOVE POSSIAMO ARRIVARE?

Negli ultimi anni l’integrazione è diventata quasi una parola d’ordine.

Cavi nascosti, cockpit integrati, profili dei tubi studiati nella galleria del vento e ruote ottimizzate insieme agli pneumatici.

Questa ricerca continuerà.

Ma potrebbe cambiare filosofia.

Non necessariamente forme sempre più estreme, bensì un equilibrio migliore tra aerodinamica, peso, comfort, stabilità e facilità di utilizzo.

Perché una bici velocissima ma complicatissima da mantenere non è necessariamente una bici migliore per tutti.

NUOVI MATERIALI E STAMPA 3D

Anche il modo in cui vengono costruiti i componenti potrebbe cambiare.

La produzione additiva permette già di realizzare forme difficili o impossibili da ottenere con lavorazioni tradizionali e viene sperimentata e utilizzata per alcuni componenti del mondo ciclistico.

Non significa che tra dieci anni abbandoneremo improvvisamente il carbonio.

È più probabile che materiali e tecniche differenti vengano utilizzati insieme, scegliendo il processo migliore per ogni parte della bicicletta.

E forse la vera rivoluzione sarà la personalizzazione: componenti progettati sempre più precisamente sulle esigenze del singolo ciclista.

MA C’È UN ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA

Più tecnologia significa anche più batterie.

Più software.

Più componenti proprietari.

Più aggiornamenti.

E potenzialmente costi maggiori.

Una bicicletta da corsa nasce da un concetto meravigliosamente semplice: due ruote, una trasmissione e la forza delle nostre gambe.

Quanto siamo disposti a complicarla?

È probabilmente questa la domanda più interessante.

LA BICI DEL 2036

Se dovessimo immaginarla oggi, probabilmente sarebbe molto simile a una bici moderna vista da lontano.

Ma osservandola da vicino potremmo trovare cambio elettronico completamente wireless, maggiore integrazione, sensori quasi invisibili, radar incorporato, trasmissioni più semplici e software capaci di dialogare con tutti i componenti.

E magari peserà anche meno.

Ma c’è una cosa che speriamo non cambi.

Alla fine saremo ancora noi a dover spingere sui pedali.

E VOI CHE BICI VORRESTE TRA DIECI ANNI?

Una bici sempre più tecnologica, elettronica e connessa?

Oppure vorreste che la bici da corsa rimanesse il più possibile semplice, leggera e soprattutto riparabile?

Scrivetecelo nei commenti.

Perché forse la domanda non è soltanto come saranno le bici del futuro.

È come vorremmo che fossero.


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